Il Lavoro

L’articolo 4 della nostra Costituzione recita così:
“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.”

Quindi ogni cittadino ha diritto al lavoro, il che mi sembra giusto. Adesso bisognerebbe analizzare cosa fa la Repubblica per promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto.  Se uno vuole lavorare in proprio, per esempio, apre una partita IVA (che serve per pagare le tasse) e lo stato mette già una tassa sulla partita IVA che serve per pagare le tasse.

In pratica lo Stato ti dice: se vuoi pagare le tasse devi pagare una tassa.
Bel modo di favorire un cittadino che vuole iniziare un'attività.
Non entro nei dettagli del costo del lavoro e del cuneo fiscale altrimenti non la finiamo più.
Preferisco guardare al lato “dovere” e alle altre poetiche amenità richiamate nel secondo comma dell'articolo in questione. La prima domanda che nasce spontanea è: chi lavora lo fa per concorrere al progresso materiale e spirituale della società? Entrate in un ufficio postale o in un qualsiasi Comune d'Italia, entrate in qualsiasi ufficio di un’azienda o in una fabbrica, entrate alla mattina in un bar o in un negozio… avete la sensazione di trovarvi davanti a gente felice perché sta concorrendo al progresso materiale e spirituale della società?

Secondo me, quando uno lavora lo fa solo ed esclusivamente per necessità.
Sopporta il lavoro per guadagnare qualche soldo che gli permette di vivere.
Io penso che ogni cittadino, se potesse passare il giorno sdraiato all'ombra su un'amaca o in giro a divertirsi, lo farebbe molto volentieri. È inutile cercare di invogliare la gente lanciando messaggi come “Il lavoro nobilita”, tutti sanno  che se sei nobile il lavoro non sai nemmeno che cazzo sia. Al di là delle facili battute che si potrebbero fare citando “La legge del nato stanco” oppure espressioni emblematiche come  “Purtroppo devo andare a timbrare il cartellino” oppure “Oggi non ho voglia di andare al lavoro”, (frasi che ogni persona ripete ogni mattina quando suona la sveglia), salta all'occhio anche la gioia esplosiva che si rileva in esclamazioni come “Da domani sono in ferie” o “Questo week end vado al mare!”.

I lavoratori sono come Robinson Crusoe: ringraziano il Venerdì.
Il successo di film come “Vacanze a New York” o “Vacanze a Miami” o “Vacanze alle Bahamas” parla da solo...avete mai visto produrre film intitolati “Apro una partita IVA a Formentera” oppure “Da domani lavoro a Mosca” o “Sgobbare in Croazia”? No.
Banalità? Forse, ma chiariscono come stanno le cose.
In conclusione però poniamoci anche le seguenti domande: i produttori di armi concorrono alla crescita spirituale della società? Le ditte farmaceutiche producono medicine per salvare il mondo? Le multinazionali si prodigano per sfamare la gente o hanno un ruolo nel determinare le condizioni per il dilagare della fame nel mondo?
Rispondete voi io non ho tempo.
Devo andare a lavorare.

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